Pena di morte, paradosso Bush
"Non è giusto, ma fermate l'esecuzione"
George W. Bush
WASHINGTON - George W. Bush si oppone a un'esecuzione capitale. Il presidente americano chiede che venga rivisto il caso di un condannato, in Texas, al quale non sarebbero stati garantiti i legittimi diritti, invoca un verdetto della Corte penale di Giustizia dell'Aja ma, nel farlo, ribadisce la propria opposizione all'interpretazione che la Corte stessa ha dato della Convenzione di Vienna sui diritti legali dei prigionieri.
Un paradosso del sistema della pena di morte, dunque, animato dall'uomo che del Texas fu governatore per sei anni, durante i quali diede il via libera a ben 152 iniezioni letali. Adesso, Bush vuole fermare quella destinata a José Ernesto Medellin, messicano, condannato per l'omicidio di due adolescenti nel 1994, e lo fa invocando un verdetto della Corte Penale di Giustizia dell'Aja, foro giudiziario internazionale a cui l'amministrazione americana guarda con sospetto.
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ROMA - Non accetta di essere lasciata dal suo ex amante e per questo lo tempesta con telefonate mute a tutte le ore del giorno e della notte. Per questa vicenda una ragazza di 24, studentessa e fotomodella nel tempo libero, rischia di finire sotto processo con l'accusa di molestie telefoniche.
Il pm Francesco Polino ha infatti chiuso le indagini, atto che prelude di norma ad una richiesta di rinvio a giudizio. La vicenda ha inizio nel 2005 quando la ragazza conosce un 60enne uomo d'affari: inizia una relazione, benché l'uomo fosse già sposato. Dopo un po', però, l'imprenditore decide di lasciare la donna e comincia a ricevere a casa telefonate anonime a tutte le ore del giorno e della notte, spesso anche dopo le 2. Telefonate mute, solo silenzi e qualche sospiro, per almeno due mesi. La moglie dell'uomo chiede spiegazioni, ma lui risponde di non avere non sapere chi possa essere a effettuare quelle chiamate.

In questi giorni è acceso il dibattito sui costi della casta politica. Dibattito come al solito fine a se stesso, da repubblica delle banane doc ci limitiamo ad osservare e criticare quanto accade (vedi gli aumenti di indennizzi ecc) senza che nulla accada naturalmente.
Meno discussa, chissà perchè, è la questione degli introiti che la "chiesa nostra" incassa ogni anno.
Le cifre ufficiali sono le seguenti:
1 Miliardo di euro annui derivanti dall'8 x mille Irpef.
Già la prima voce può essere fonte di discussione. Se infatti i fedeli del regime ecclesiastico possono affermare che è legittimo che gli onesti cittadini versino a chi vogliono il famoso 8 per mille, occorre ricordare un piccolo (?) particolare. Solo il 40% degli italiani sceglie a chi destinare l'8xmille, mentre il 60% in media lascia la voce in bianco. Ma ecco la magia! Grazie al meccanismo dell'8 x mille infatti, studiato dall'ex rosso Giulio Tremonti, all'epoca consulente del governo Craxi (quindi personaggi senza dubbio dall'incontestabile onestà),
alla Chiesa viene versato anche il 90% delle quote dell'8xmille non assegnate dai contribuenti!!! Una manovra criminale che già nel 1984, sulle pagine de il sole24h, lo storico Piero Bellini definiva "una mostruosità giuridica".
650 milioni annui per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione
700 milioni annui versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità
250 milioni annui (in media) versati dallo Stato come "Finanziamento per i Grandi Eventi" (come Giubileo, raduno di Loreto ecc)
700 milioni di mancato incasso x l'Ici (da cui la Chiesa è inspiegabilmente esente)
500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte
600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico
Se qualcuno di voi è troppo pigro per fare una semplice addizione, gli risparmio la fatica.
Si parla infatti di 4 miliardi e 400 milioni di euro annui (cifre UFFICIALI).
che ne pensate?